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Jesus is Lord
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The Cell
“Quando parlo di silenzio non intendo il silenzio della propria voce, un silenzio rinunciatario, complice, passivo, ma attivo e reattivo dentro la forma dell’opera. Parlo del silenzio come di una materia, come un grido. Una presenza e un gesto oggi necessari all’interno di un discorso sull’arte e, anche se potrà sembrare un paradosso, un modo di assumere una posizione.
Una reazione e un rifiuto di quel linguaggio inacettabile che fa del clamore demagogico, della spettacolarità, del gratuito e della superficialità il principale obiettivo. Il silenzio è un modo di rendere imprendibile il pensiero, un segno di fermezza, poichè il silenzio non significa solo silenzio, ma significa anche non concedersi e non concedere nulla. C’è l’esigenza che l’arte di oggi, in gran parte asservita, esca da molti compromessi e ambiguità. […]
Dovremmo prendere coscienza di una nostra globale condizione tragica e sentirci piuttosto come suppliziati che chiamano attraverso le fiamme. […]
La cosa più urgente non mi sembra l’ubriacarsi di quella cultura dell’effimero la cui esistenza, per usare le parole di A.Artaud “non ha mai salvato nessuno dall’ansia di vivere meglio”, ma estrarre da ciò che crediamo sia davvero e profondamente la cultura o l’arte, idee la cui intensità e forza siano pari a quella della fame. Per un artista l’arte è l’unica, silenziosa, forma di esistenza e resistenza. […]
C’è un’eredità spirituale che non deve essere dissipata. Un dovere e una conseguente responsabilità che gli artisti devono assumersi; non smarrire il senso profondo del proprio passato artistico, storico e morale, perchè dentro questa dignità è scritto tutto e solo quello di cui abbiamo veramente bisogno: una verità.
L’arte deve ritornare ad essere arte, tornare a parlare al cuore dell’uomo. Nell’infanzia del tempol’arte fu preghiera. Poco è rimasto di quella infinita bellezza. Ora non siamo più capaci nemmeno di pregare.
Camminano come cechi fra le rovine.”
Da UNA FEDE IN NIENTE MA TOTALE di Claudio Parmiggiani
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